16 marzo 2023
Il Gsk Vaccines Institute for Global Health (Gvgh), centro inaugurato a Siena nel 2008 per sviluppare vaccini in grado di cambiare il corso delle malattie infettive, festeggia i primi 15 anni di un modello innovativo in grado di poter superare le problematiche legate allo sviluppo di vaccini per le comunità più vulnerabili.
L'azienda britannica in una nota ha spiegato che - il centro concentra l'esperienza scientifica dei propri ricercatori nel tradurre concetti di laboratorio in vaccini di alta qualità, sviluppandoli fino alle sperimentazioni cliniche, quindi prendendosi carico proprio delle fasi più costose, complesse e ad alto rischio di insuccesso. Una volta dimostrata sicurezza ed efficacia, Gvgh collabora con partner e organizzazioni che completano gli studi clinici e il processo produttivo del vaccino, massimizzandone la portata e l'impatto per i pazienti.
Il centro Gvgh in questi anni è cresciuto fino ad arrivare a 75 collaboratori, provenienti da tutto il mondo, con 19 progetti in corso e 13 malattie in studio e ha già avuto “un’importante storia di successo”: la messa a punto di un vaccino coniugato contro il tifo, che dal 2020 è disponibile per la protezione delle comunità più a rischio. L'anno scorso il Nepal ha introdotto il vaccino nel proprio programma di vaccinazione di routine, arrivando alla copertura di 7,5 milioni di bambini fra i 15 mesi e i 15 anni di età nel solo 2022.
"Il semplice fatto di nascere in una certa area del mondo continua a determinare le condizioni di salute delle persone - dichiara Francesco Berlanda Scorza, direttore Gvgh e capo Ricerca e Sviluppo vaccini per la salute globale - L'ambizione di Gvgh e di tutta Global Health Gsk è di ridurre queste ineguaglianze, modificando la traiettoria di quelle malattie che ancora hanno un impatto altissimo e sproporzionato proprio sulle popolazioni più svantaggiate e vulnerabili. Con le nostre attività di Ricerca e Sviluppo vogliamo dare priorità alle aree con esigenze mediche insoddisfatte. In ambito vaccini, stiamo studiando malattie enteriche come la salmonellosi invasiva non tifoidea, la febbre tifoide e paratifoide, la shigellosi e lo streptococco di gruppo A, tutti patogeni che stanno contribuendo al complessivo aumento del fenomeno di resistenza agli antibiotici".
Leggi tutto l'articolo su Sanità33