L’intelligenza artificiale entra sempre più nelle aziende farmaceutiche italiane, ma la trasformazione procede a rilento. A frenare l’adozione non sono tanto i costi o le infrastrutture tecnologiche, quanto la carenza di competenze digitali e le resistenze interne.
È quanto emerge dal primo Osservatorio Act4AI 2026, promosso da BioPharma Network in collaborazione con Assist Digital, che ha coinvolto 145 manager e professionisti di oltre 15 funzioni aziendali. L’indice di maturità del settore si attesta a 44,3 punti su 100, evidenziando un percorso di trasformazione ancora in fase di sviluppo.
Tra le principali criticità, il 29% degli intervistati indica le competenze e la formazione, mentre il 21% segnala la cultura digitale e le resistenze al cambiamento. In particolare, il 62% ritiene prioritaria un’alfabetizzazione di base sull’intelligenza artificiale e sul digitale.
I risultati evidenziano inoltre l’importanza del coinvolgimento delle persone: nelle aziende in cui l’AI viene integrata nei piani operativi e nei processi decisionali, il valore attribuito alla trasformazione digitale sale a 77,1 punti su 100, contro i 54,3 registrati dove l’adozione resta prevalentemente formale.
Per il settore pharma, la sfida è quindi trasformare l’interesse per l’intelligenza artificiale in applicazioni concrete, investendo in formazione, aggiornamento delle competenze e change management. La tecnologia rappresenta un’opportunità, ma sono le persone a determinarne l’effettivo impatto sull’organizzazione e sui processi aziendali.
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