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Progetto MIA: l’Intelligenza Artificiale a supporto della medicina generale

20 gennaio 2026

L’Intelligenza Artificiale entra ufficialmente negli ambulatori dei medici di medicina generale con MIA – Medicina e Intelligenza Artificiale, una piattaforma digitale pensata per affiancare il professionista sanitario nelle attività cliniche quotidiane. Il sistema è progettato per fornire un supporto qualificato nella formulazione di ipotesi diagnostiche in presenza di sintomi poco chiari, incluse le malattie rare, oltre che nell’individuazione di percorsi terapeutici appropriati e nell’orientamento prescrittivo.

Promossa dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), la piattaforma sarà inizialmente sperimentata da 1.500 medici di famiglia, con un avvio progressivo previsto nei prossimi mesi. Il progetto nasce nell’ambito della Missione 6 – Salute, Componente 1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e ha come obiettivo dichiarato quello di offrire un sostegno concreto ai professionisti delle cure primarie.

Agenas sottolinea come MIA non sia destinata a sostituire il medico, ma a operare come strumento complementare, capace di valorizzarne le competenze, agevolare i processi decisionali e contribuire a migliorare la qualità dell’assistenza clinica. Se integrata in modo responsabile, l’Intelligenza Artificiale può inoltre favorire una maggiore equità nell’accesso alle cure, riducendo le disuguaglianze territoriali e sociali.

La piattaforma è stata sviluppata per supportare la medicina generale in tre ambiti principali:

  • Inquadramento diagnostico di base, con suggerimenti su possibili diagnosi, esami da eseguire e primi indirizzi terapeutici;

  • Gestione della cronicità, attraverso strumenti utili al monitoraggio personalizzato dei pazienti con patologie croniche;

  • Prevenzione e promozione della salute, con la visualizzazione delle campagne attive, l’identificazione dei pazienti idonei a screening e vaccinazioni e suggerimenti personalizzati basati sui fattori di rischio individuali.

L’interazione con MIA avviene tramite un’interfaccia conversazionale di facile utilizzo, accessibile da computer o applicazione. Il medico può porre quesiti clinici ricevendo risposte basate su evidenze scientifiche validate, corredate da fonti verificabili quali linee guida, protocolli, normativa vigente e letteratura scientifica.

Tra i principali benefici attesi figurano la riduzione dei tempi dedicati alle attività diagnostiche di routine, il miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva e dell’aderenza terapeutica, la diminuzione delle ospedalizzazioni evitabili, l’aumento dell’adesione ai programmi di screening e della copertura vaccinale, oltre a una più efficiente allocazione delle risorse dedicate alla prevenzione.

Dopo una prima fase di analisi, progettazione e realizzazione conclusa il 31 dicembre scorso, il progetto entra ora nella fase di sperimentazione, che si protrarrà fino alla fine dell’anno. Durante questo periodo i medici coinvolti testeranno progressivamente i tre casi d’uso della piattaforma, affiancati da un percorso formativo mirato sia all’utilizzo dello strumento sia all’approfondimento delle competenze in ambito di Intelligenza Artificiale.

La piattaforma, sviluppata nell’ambito di una gara del valore di 8,3 milioni di euro aggiudicata all’azienda BV Tech, è basata su un’architettura tecnologica di tipo Retrieval Augmented Generation (RAG) e prevede l’avvio del percorso di certificazione come dispositivo medico, a garanzia dell’affidabilità e della conformità normativa.

A partire da gennaio 2027 è prevista la fase di gestione e manutenzione, con una progressiva estensione della piattaforma ad altri medici di medicina generale del Servizio sanitario nazionale: dopo i primi 1.500, l’adozione coinvolgerà ulteriori 3.000 professionisti nel 2027, seguiti da 7.500 e successivamente da altri 15.000.

L’iniziativa è stata accolta con interesse dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg). Il segretario nazionale Silvestro Scotti ha evidenziato la potenziale utilità della piattaforma, in particolare nel supporto alla diagnosi di patologie rare o poco diffuse in specifici contesti territoriali.

Restano tuttavia alcuni aspetti da chiarire, soprattutto sul piano organizzativo e tecnologico. Tra questi, la distribuzione dell’hardware, che dovrà essere coerente con le esigenze degli studi medici e consentire l’accesso anche ai collaboratori, nonché la capacità della piattaforma di ridurre gli adempimenti burocratici. Un punto ritenuto essenziale è infine l’interoperabilità con i sistemi informatici già in uso, come le cartelle cliniche elettroniche e il fascicolo sanitario.


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