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Nasce il Digital Health Equity Lab: l’equità al centro della sanità digitale

26 maggio 2026

Monitorare l’impatto della trasformazione digitale sul Servizio Sanitario Nazionale e prevenire nuove forme di disuguaglianza nell’accesso alle cure: sono questi gli obiettivi del Digital Health Equity Lab (DHEL), il nuovo progetto promosso da Salutequità in collaborazione con UCB Pharma.

L’iniziativa prende forma in una fase cruciale per il sistema sanitario italiano, caratterizzata dagli investimenti del Pnrr, dall’espansione della telemedicina e dal rafforzamento del fascicolo sanitario elettronico. Secondo i promotori, la digitalizzazione rappresenta una leva strategica per modernizzare il SSN, ma senza adeguate garanzie di accessibilità e uniformità rischia di ampliare le differenze territoriali e sociali, generando una sanità “a più velocità”.

Il laboratorio nasce con l’intento di osservare e valutare gli effetti concreti delle tecnologie digitali sulla presa in carico dei pazienti, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili: anziani, persone fragili e cittadini residenti nelle aree interne o meno servite.

Tra le priorità del DHEL figurano il monitoraggio delle criticità della digital health, l’analisi delle differenze regionali nell’attuazione delle misure digitali e la verifica dell’efficacia degli strumenti introdotti negli ultimi anni. Il focus è rivolto soprattutto alla capacità delle innovazioni di migliorare l’accesso alle cure, ridurre i tempi di attesa e semplificare i percorsi assistenziali.

Negli ultimi anni il SSN ha concentrato gli investimenti principalmente su quattro direttrici: telemedicina, fascicolo sanitario elettronico, raccolta e analisi dei dati sanitari e applicazioni di intelligenza artificiale. A queste si affiancano le prospettive offerte dalla digital medicine e dalle digital therapeutics.

I dati evidenziano però criticità ancora rilevanti. Nel 2024 una persona su dieci ha rinunciato alle cure, soprattutto a causa delle liste d’attesa. Persistono inoltre forti differenze territoriali nell’accesso ai servizi essenziali. Tra il 2022 e il 2024 il 5% delle famiglie ha dichiarato difficoltà nel raggiungere farmacie o pronto soccorso, quota che supera l’11% nei comuni con meno di 2mila abitanti. Anche sul piano regionale emergono divari significativi, con percentuali che vanno dal 2,6% della Provincia autonoma di Bolzano fino a quasi il 9% della Campania.

Sul fronte della telemedicina, tra il 2024 e il 2025 sono stati coinvolti oltre 204mila assistiti, con più di 356mila prestazioni erogate. Rimane tuttavia aperto il tema della distribuzione omogenea dei servizi, soprattutto nelle aree più periferiche.

Anche il Fascicolo sanitario elettronico mostra ancora margini di sviluppo: solo il 45% della popolazione ha autorizzato la consultazione dei propri documenti clinici e circa un medico specialista su dieci non risulta ancora abilitato all’accesso. In ritardo anche il Patient Summary, la cui scadenza prevista dal Pnrr è stata posticipata.

Per quanto riguarda le terapie digitali, manca tuttora una regolamentazione nazionale strutturata. Secondo Tonino Aceti, la sanità digitale può rappresentare uno strumento fondamentale per ridurre le disuguaglianze geografiche, economiche e culturali. Tuttavia, anche l’Organizzazione mondiale della sanità richiama l’attenzione sul rischio che i benefici dell’innovazione finiscano per favorire soprattutto chi dispone già di maggiori strumenti di accesso ai servizi.

Il Digital Health Equity Lab si propone quindi come uno spazio stabile di confronto tra istituzioni, professionisti sanitari, esperti, associazioni di pazienti e cittadini. L’obiettivo è accompagnare la trasformazione digitale del SSN mantenendo al centro qualità, universalità delle cure ed equità di accesso, anche oltre la fase straordinaria degli investimenti legati al Pnrr.


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