La capacità dell’Italia di assumere un ruolo competitivo nelle scienze della vita dipenderà dalla definizione di una politica industriale e scientifica coerente, in grado di sostenere un settore oggi attraversato da forti cambiamenti: l’avanzamento della medicina di precisione, l’immunologia di nuova generazione, l’evoluzione della ricerca biomedica e l’ingresso massiccio dell’intelligenza artificiale. Questi temi sono stati al centro dell’evento organizzato da Sanofi a Roma.
All’incontro hanno preso parte voci autorevoli sia italiane sia internazionali. Tra queste, l’ambasciatore francese Martin Briens e la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. A rappresentare il Parlamento è intervenuto Guido Liris (Fdi), mentre il Mimit era presente con Claudia Biffoli, responsabile della Divisione Biotecnologie e Farmaceutica. Sul fronte accademico e scientifico si sono alternati interventi di figure note come Giuseppe Curigliano (presidente eletto Esmo e docente alla Statale di Milano), Alberto Mantovani (Fondazione Humanitas), Alberto Siracusano (Consiglio superiore di sanità), Ilaria Villa (Fondazione Telethon), Angela Zampella (Università Federico II e Centro nazionale per lo sviluppo di terapie geniche e Rna), Paola Zaratin (Aism e Fism) e Giovanni Tria (Fondazione Enea Tech e Biomedical).
Secondo i promotori dell’iniziativa, il momento è particolarmente critico: l’instabilità geopolitica, la pressione sui sistemi economici e la crescente domanda di salute stanno mettendo sotto stress non solo i percorsi di cura, ma anche le catene produttive del farmaco. Per un Paese come l’Italia – primo esportatore farmaceutico in Europa e polo di eccellenza nella ricerca clinica – questa fase rappresenta un’occasione per rafforzare la propria capacità di attrarre investimenti, talenti e progetti innovativi.
Un’opportunità evidenziata anche da Giovanni Tria, che ha sottolineato la necessità di valorizzare il potenziale nazionale delle scienze della vita attraverso collaborazioni pubblico-private, infrastrutture biomediche avanzate e poli tecnologici capaci di generare filiere ad alto valore aggiunto. Una strategia di questo tipo, ha spiegato, renderebbe il Paese più preparato ad affrontare emergenze sanitarie e più attivo nelle iniziative europee legate alla sovranità tecnologica.
La discussione è stata supportata dai dati contenuti nel Report d’impatto 2024 di Sanofi. Nel corso dell’anno l’azienda ha investito in Italia 45,2 milioni di euro in attività di Ricerca e Sviluppo, producendo – secondo le analisi riportate – un beneficio complessivo di 133 milioni per il Sistema sanitario nazionale e il Paese.
L’impegno clinico di Sanofi è tra i più estesi a livello nazionale: 108 studi nell’ultimo anno, 1.517 pazienti coinvolti, 563 centri ospedalieri e universitari attivi, oltre 90 strutture sanitarie in collaborazione.
Marcello Cattani, presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia e Malta, ha richiamato l’attenzione sul valore della rete clinica nazionale e delle competenze dei ricercatori italiani. Ha ricordato che l’obiettivo dell’azienda è diventare leader globale in immunologia entro il 2030, con investimenti annuali in Italia superiori ai 45 milioni di euro per studi di nuova generazione basati su immunologia, genomica e tecnologie digitali. Considerando anche trasformazione industriale e formazione, gli investimenti totali annui dell’azienda nel Paese ammontano a circa 70 milioni.
Il report ha approfondito in particolare tre ambiti in cui l’attività di ricerca ha generato impatti economici diretti:
immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale nei neonati, con 29,5 milioni di euro di costi evitati;
patologie infiammatorie di tipo 2, che hanno portato a un risparmio di 20,8 milioni;
malattie cardiovascolari, con 34 milioni di euro di benefici
Parallelamente, la pipeline di ricerca dell’azienda sta vivendo una trasformazione profonda. Sono 93 i progetti clinici attivi, 36 dei quali in fase avanzata o già sottoposti alle autorità regolatorie. L’intelligenza artificiale è impiegata sempre più spesso per progettare gli studi, gestire i dati e identificare nuovi target terapeutici.
Nel nostro Paese si svolge una parte rilevante della ricerca Sanofi, che riguarda ambiti come immunologia, trapianti, neurologia, malattie rare, diabete, vaccini ed ematologia. Dodici sono le molecole innovative coinvolte, alcune delle quali potrebbero portare oltre 40 nuove indicazioni terapeutiche entro il 2031. Nel 2024 il 76% degli studi ha riguardato meccanismi immunologici, con una crescita del 19% degli investimenti nelle malattie infiammatorie di tipo 2.
Il contributo scientifico del Paese si inserisce in quella che Alberto Mantovani definisce da anni una “rivoluzione dell’immunologia”, caratterizzata da un approccio che guarda ai meccanismi biologici dell’immunità piuttosto che alle singole patologie. Proprio questo tema è stato al centro della sua lecture magistrale durante l’evento romano.
Dal confronto è emersa una visione condivisa: l’Italia ha la possibilità concreta di diventare uno dei protagonisti internazionali nelle scienze della vita. Per raggiungere questo obiettivo serviranno una strategia nazionale coordinata, una governance che integri pubblico e privato e investimenti capaci di tradurre la ricerca in soluzioni reali per i cittadini.